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Divine armonie. Il Rinascimento in Tobia Ravà

30,00

Gli algoritmi sono dappertutto, così come diceva Pitagora che tutto è numero. Essi sembrano essere insostituibili ed in grado di risolvere qualsiasi problema. A partire dal 1996 Tobia Ravà ha cominciato ad inserire nelle sue opere cifre alfanumeriche derivate dall’alfabeto ebraico, con una logica che nel corso degli anni si è fatta sempre più stringente. In questa mostra propone i suoi lavori come percorsi algoritmici in cui qualsiasi elemento – anche nell’ambito del trascendente – è legato da una logica di senso attraverso la ghematrià (permutazione lettera-numero) ed i concetti base della kabbalah (“ricezione”, tradizione mistica del pensiero ebraico).
L’artista è riuscito ad operare una mirabile sintesi del suo percorso esistenziale, artistico e culturale tra simbolismo, surrealismo, forme elettromorfe, graffitismo e grafismo, creando un genere nuovo che possiamo definire concettualismo estetico, in quanto alla logica serrata dei percorsi ghematrici e dei diversi livelli di lettura dell’opera, si aggiunge l’aspetto accattivante delle forme e dei colori. Nei suoi lavori ritroviamo Venezia, la sua città, la cultura ebraica, e quella mitteleuropea assorbita da parte materna (con la letteratura e la musica), ma anche la matematica da parte paterna (i nonni, padre e tre zii ingegneri), e la semiotica appresa all’Università di Bologna da Umberto Eco e Omar Calabrese. […]

Da Algoritmi trascendentali, testo in catalogo di Maria Luisa Trevisan

Disponibile

 


Divine armonie. Il Rinascimento in Tobia Ravà

Grafiche Turato Edizioni

[…] i segni di Tobia costruiscono un pensiero in cui tutti gli elementi sono in relazione fra loro. I portici di Asolo, o di chiostri, le aule di Chiese, luoghi spesso intimi, che si prestano alla solitudine e alla contemplazione, si spalancano davanti ai nostri occhi curiosi che ricercano su quelle pareti un segreto da portare alla luce. I livelli di lettura delle opere di Tobia Ravà sono più d’uno e certamente uno di questi è quello che si lega alla sapienza e alla cultura ebraica. Gli alberi delle sue opere che poggiano su numeri e lettere illustrano diversi concetti, come se fossero scritti su fogli di carta, dentro libri e volumi che sono divenuti forzieri delle conoscenze dell’uomo. Libri costruiti con quella corteccia di tronchi leggeri che appaiono simili a boschi di betulle in lontananza, alti quasi a toccare il cielo in uno slancio verso l’ignoto. Alberi che si aprono verso la Luce che si individua, quasi difficile ad emergere. Quei segni e quei numeri sono pietre dentro il quadro dove si conserva l’affabulazione, il narrare dell’essere umano sulla Terra che per continuare a creare ha bisogno di esistere. […]

Da Arte come “auxilium”, testo in catalogo di Patrizia Lazzarin

 

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[…] si rimane colpiti dalle texture alfa-numeriche che ricoprono paesaggi, animali e architetture. Ogni opera, grazie a questo reticolato di numeri e lettere ebraiche può essere letta in rapporto alla ghematrià (“gimatreya”), dal momento che le cifre sono alfa-numeriche, e alla kabbalah, che l’artista studia meticolosamente prima della stesura sulla superficie dell’opera. Per questo potrebbe essere definito un concettualista estetico in quanto vi è elucubrazione ma anche sollecitazione dei sensi e – come afferma l’artista – non è necessario decriptare ogni parola, si può godere semplicemente dell’immagine e dei colori, l’importante è che l’opera crei empatia, attrazione e coinvolgimento. E direi che in questo ci riesce molto bene. Analizzare o semplicemente contemplare le sue opere è intraprendere un viaggio interiore, di sogni e utopie. L’artista con le sue opere cerca di recuperare i valori legati alla bellezza e al rispetto dell’ambiente, ma anche alla storia e a tutto ciò che l’uomo ha prodotto come risultato di conoscenze e saperi. Egli continua a lavorare incessantemente sui legami tra numeri e parole, tra valori numerici presenti nella sequenza del matematico pisano ed i concetti base della Kabbalah per dare alla storia, alla società e mondo intero qualcosa che rimarrà per sempre. […]

Da … Et in Acelum ego … Tobia Ravà “dominus Aceli”, testo in catalogo di Maria Luisa Trevisan

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Già da metà degli anni novanta ripresi in mano, anche nella mia ricerca artistica, quel percorso della lingua ebraica che viene chiamato ghematrià, ovvero la corrispondenza tra lettera e numero delle parole ebraiche che fanno del testo biblico anche un testo matematico. Ciò avvenne in maniera consequenziale al fatto di essermi accostato alla Kabbalah Luriana, caldamente consigliata per la mia ricerca dallo stesso Umberto Eco, con il quale avevo svolto parte della mia tesi di laurea sull’interdizione visiva.
Le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico corrispondono ad altrettanti numeri, le prime nove alle unità poi le decine e le ultime 4 alle prime centinaia, spesso vengono accostate anche le lettere finali che in quattro casi si scrivono in modo diverso e si possono calcolare come diversi valori.
È incredibile ma è tangibile come la ghematrià faccia parte di un percorso sia esoterico che essoterico e pur facendo anche parte della Kabbalah quindi dell’ermeneutica mistica abbia determinato nei secoli un percorso estremamente razionale, la conoscenza del quale ha portato fisici, matematici e scienziati di ogni specie ad avere una marcia in più nelle loro ricerche. Ben distante dalla numerologia occidentale che si ferma a valori bassi e che non ha un percorso razionale logico e linguistico.
Come la Kabbalah Luriana ci ha portato dalla teoria del Zim Tzum alla teoria del Big Bang, come le ricerche di Newton si sono sviluppate per anni a cavallo tra fisica ed ermeneutica mistica attraverso la ricerca dei modelli matematici che regolano la natura, così Alan Turing scopre il codice segreto tedesco (Ultra) attraverso un procedimento cabalistico di permutazione: TZERUF, che viene applicato sul primo rudimentale computer (Enigma). La ghematrià è un potente sistema di interpretazione del testo biblico attraverso un percorso di equazioni ovvero ogni parola può essere scoperta ed interpretata attraverso altre parole che hanno lo stesso valore numerico. Le parole hanno un loro valore oggettivo ed eterno ed è per questo che sostanzialmente l’ebraico è immutato nei secoli e nei diversi contesti geografici. Secondo la tradizione mistica Dio creò il mondo attraverso la parola ed essa stessa diventa il soggetto creato con un valore matematico che la determina empiricamente. Nel ˝Sefer Yetzirà˝ le lettere sono pietre e le parole sono appunto gli elementi strutturali di edificazione dell’universo. Ogni parola è composta da lettere che rappresentano delle forze vettoriali quindi ogni parola ha un impatto specifico a seconda del valore diversificato.

Da Algoritmi trascendentali, testo in catalogo di Tobia Ravà

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Divine armonie. Il Rinascimento in Tobia Ravà
Asolo, Museo Civico
3 ottobre 2021 – 9 gennaio 2022

Mostra a cura di Patrizia Lazzarin e Maria Luisa Trevisan

Peso 0.850 kg
Dimensioni 23.5 × 27.5 × 1 cm
Dimensioni

21 x 25,5 cm

Pagine

104

Rilegatura

Cartonato, copertina rigita

Curatore

Maria Luisa Trevisan

Editore

Grafiche Turato Edizioni

Anno

2019

ISBN

9788898997626

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